Alle radici della civiltÓ

 

In questa splendida estate di antichi solleoni e di moderne lamentazioni su ripascimenti mancati o sognati, di chalet pieni di bellezze palestrate (sempre poche, ne vorremmo di pi¨) di musiche e cateteri-raduni tardo giovanili, c’Ŕ un po’ di spazio per le discipline umanistiche? Forse no, ma vogliamo raccontarvi lo stesso il caso Sassoferrato. PerchÚ in riva al Sentino, nella Marca che non Ŕ pi¨ anconetana ma non ancora pesarese, terra dei Piceni e dei Romani, c’Ŕ un gruppo di volontari che da trentatre anni organizza un congresso internazionale di studi umanistici.

 

In principio furono Padre Stefano Trojani, Tullio Colsalvatico, Albertino Castellucci e Roberto Massi, ma subito l’eco fu internazionale: molti studiosi di chiara fama arrivarono da ben ventiquattro Paesi del mondo. Oggi con Padre Stefano, anima del Premio “Gian Battista Salvi” (una delle rassegne di arti visive pi¨ importanti in Italia, seconda solo alla Biennale di Venezia) e con Galliano Crinella, docente di estetica all’universitÓ di Urbino, che da presidente ne riassume l’impegno trentennale, continua l’avventura nella cittadina che non t’aspetti, nell’entroterra lontano e virtuoso. Sotto il Monte Strega non c’Ŕ soltanto una tradizione imprenditoriale legata alla violenza della congiuntura economica (la miniera della vicina Cabernardi prima, il lungo migrare del manifatturiero della meccanica leggera, oggi) o il demenziale abbandono dell’incompiuta nascosta, la Pedemontana, un asse viario che aprirebbe importanti prospettive a nord. C’Ŕ altro, anche se Ŕ poco o nulla conosciuto. L’Istituto internazionale di studi piceni alimenta il corso di congressi che perseguono l’obiettivo originario di questo consesso di studi umanistici: far conoscere il contributo dato dalle Marche alla civiltÓ e mettere in rilievo gli aspetti artistici, economici e turistici della regione. Una missione culturale fatta anche di seminari di studio che hanno come finalitÓ gli approfondimenti di tematiche medievali e umanistiche, tenendo sempre ferme le loro fondamenta classiche. Questi seminari hanno avuto inizio nel 1990. Le lezioni sono tenute da docenti universitari e studiosi di fama mondiale. Nella elaborazione del percorso culturale l’Istituto si avvale di una stretta collaborazione con l’universitÓ francese di Aix en Provence. Nell’edizione pi¨ recente si sono avvicendati, solo per citarne alcuni, docenti del calibro di Alessandro Ghisalberti dell’universitÓ Cattolica di Milano o come Craig Kallendorf della Texas university, Marianne Pade dell’Accademia di Danimarca, Michael Reeve di Cambridge, Heinz Hofmann di Tubingen o Hermann Walter di Mannheim.

Nel trattare temi non proprio light, sul genere dei “Diritti e doveri di un principe: lo speculum principis di Marte per Federico da Montefeltro nella Martias di Giovanni Mario Filelfo”; o “Muse sacre. Radici culturali e forme letterarie nella poesia umanistica a tema biblico”, o ancora “L’epica neolatina”, e “La lirica latina classica”, c’Ŕ spazio anche per divagazioni premoderne: “L’arte di viaggiare come l’arte di leggere il mondo. Sebastianus Petricius Pilsnanus e la sua idea di viaggio”, con la relatrice Katarzyna Bozenska, polacca di Varsavia.

 

Una produzione culturale che si basa sulla coscienza della civiltÓ come elemento vitale del nostro tempo e come logico sviluppo di una tradizione millenaria. Un contributo che serve ad individuare l’apporto della regione alla fondazione ed al progresso della civiltÓ mediterranea, dall’antichitÓ ai nostri giorni. Le molteplici forme della convivenza delle sue genti hanno spinto questo contributo verso una evoluzione culturale e di crescita economica, tenendo comunque ferma la necessitÓ di un universale umanesimo quale perno del suo codice originario. 

Le Marche culla di una civiltÓ, anche e soprattutto nei suoi percorsi pi¨ difficili, nei luoghi di confine. Sassoferrato Ŕ terra di Bartolo, giurista tra i pi¨ grandi della storia del Diritto, e di Giovan Battista Salvi “pictor virginum”, celebre artista seicentesco, autore di Madonne inconfondibili, tema fondamentale della sua grandiosa avventura barocca. La sua riscoperta, tutto sommato recente, fa piena luce su un talento pittorico cui l’Istituto di studi piceni ha dedicato una interessante monografia.

A margine del congresso va inoltre sottolineata la particolaritÓ di una rassegna, giunta all’edizione numero 33, che si Ŕ spesso occupata di ex libris. Una mostra inconsueta di edizioni d’arte a cura di Vitaliano Angelini, che quest’anno ha ospitato un ciclo di incisioni calcografiche all’acquaforte di Renato Coccia, teramano di Sant’Omero. Pure lui vittima del fascino dantesco, Coccia ha preso spunto dalla Divina commedia. Non si tratta di una nuova interpretazione dell’opera di Dante dall’ottica figurativa, ma piuttosto un tributo al pi¨ grande uomo del nostro Medioevo.

Dante pass˛ nel vicino monastero di Fonte Avellana, luogo di ombre e di silenzi. Dove l’Umbria s’insinua nella Marca che guarda ancora il Montefeltro.

 

 

Paolo Boldrini, Alle radici della civiltÓ, Corriere Adriatico, 29 luglio 2012