Quel voto cambiò il mondo

 

Cristoforo Colombo il voto lo fece nel mare tempestoso, quell’oceano che solcava a ritroso dopo la scoperta che avrebbe cambiato il mondo. Era il 14 febbraio 1493. Lo racconta Cristoforo nel suo giornale di bordo, a pagina duecento:

“Si tirò a sorte per l’invio di un altro pellegrino a Santa Maria di Loreto, che si trova nella Marca di Ancona, nello stato del Papa, che è la casa dove la santissima Vergine ha fatto e fa ancora molti grandi miracoli; la sorte designò un marinaio del Puerto de Santa Maria che si chiamava Pedro de Villa”, al quale l’ammiraglio promise di dare i denari per la spesa del viaggio.

Con Pedro arrivò a Loreto anche Cristoforo? Non è chiaro. Sono circostanze incerte, come le motivazioni della sua missione planetaria alla ricerca del nuovo mondo. Dietro l’impresa di Colombo si poteva nascondere il progetto di una vera crociata per liberare Gerusalemme. Le nuove terre, tutte da conquistare, avrebbero portato le ricchezze necessarie alla Spagna per azzardare l’obiettivo, visto l’esito positivo della lotta contro i Mori a Granada. L’appoggio di Papa Innocenzo VIII e l’arrivo dei finanziamenti erano garantiti. C’era un filo che legava i reali spagnoli, cattolici integrali, e il navigatore genovese. E Colombo si considerava portatore di Cristo.

Il ricorso alla vergine lauretana da parte dei naviganti è vicenda che risale proprio al quindicesimo secolo, ai tempi di Roberto da San Severino, che rischiò la vita in Adriatico nel 1458, e di Guglielmo d’Assia, naufrago di ritorno dalla Terra santa nel 1491.

Nel Settecento un prelato marchigiano diede qualche notizia in più. Il patrizio osimano monsignor Pietro Valerio Martorelli, vescovo di Urbino e Montefeltro, era stato chiaro “fra lo strepito de’ pubblici applausi”: Loreto non era stata scelta a caso. Era la posizione ideale per la traslazione della Santa casa, “per togliere dalle mani degli infedeli” la Vergine e “trasportarla nel grembo di Santa Chiesa in mezzo all’Italia, come appunto giusta il parer de’ geografi è il Piceno d’Ancona”.

Poi il nobile di Osimo si perde in una geografia confusa e nei peana per papa Clemente XII “Beatissimo Padre”: “la sua parzialità ed amore in verso la Marca non meno che per la Toscana e Firenze, la fece dagli angeli collocare in un colle di Recanati, ove anticamente erasi dai toscani fabbricato un castello col nome di Cupramontana con un superbissimo tempio dedicato alla dea Giunone”.

Resta la sostanza: la vergine di Loreto è protettrice di marinai, pescatori e naviganti. Nell’opera “Teatro istorico della Santissima casa di Maria Vergine, e sua ammirabile traslazione in Loreto”, dedicato a papa Lorenzo Corsini nel 1732 (appunto l’aristocratico fiorentino Lorenzo Corsini che fu papa Clemente XII dal 1730 al 1740), Martorelli racconta di doni dei naviganti per grazia ricevuta: “Bernardo Zuzzaro, raguseo di Ancona, un quadro fatto di piastre d’argento, in cui vedesi una nave di basso rilievo, con queste parole: Nave Zuzzara”.

C’è anche un dono maceratese, non proprio afferibile ai marosi: “La comunità di Caldarola, terra della Marca, una Madonna col figliuolo in braccio, di tutto rilievo d’argento”. Come il dono emilian-padano di Ranuccio che va ben oltre il pellegrinaggio Macerata-Loreto dei nostri tempi: “per scontar il debito del fatto voto”, il duca Ranuccio Farnese fece di più, andò a piedi da Parma alla città mariana.

I viaggi di Colombo hanno un’impronta fortemente religiosa. Se dunque sembra evidente la sintonia del grande navigatore con la Santa Casa, i luoghi della scoperta ne scandiscono l’impronta nei tempi. Le tracce sono presenti ancora oggi persino dove il genovese stabilì un’ultima base del viaggio verso l’ignoto: le isole Canarie. Qui la devozione è estesa al papa marchigiano Pio IX e al culto di San Nicola da Tolentino. È molto interessante il flusso di cattolici e religiosi italiani nel nuovo mondo, ma una lacuna c’è nei decenni successivi alla scoperta dell’America. Appare ancora insondata la migrazione dei marchigiani che giunsero in America latina al seguito di religiosi e artisti, come il pittore padre Bernardo Bitti, un gesuita di Camerino molto apprezzato in Bolivia e Perù. Intorno alle loro partenze nella seconda metà del Cinquecento, nelle terre rapidamente colonizzate da spagnoli e portoghesi, arrivarono in America latina centinaia, forse migliaia di italiani. Ci sono studi interessanti sulle migrazioni italiane -e marchigiane in particolare- dall’800 in poi, poco si sa dei pionieri della migrazione italiana in Sud America.

Certo, tra il ‘500 e l’800 l’America Latina fu soprattutto interessata da movimenti forzati dall’Africa. Solo in Brasile arrivarono oltre due milioni di schiavi africani, altrettanti tra il 1800 e il 1850.

Qualche traccia dei nostri rimane nelle migrazioni peruviane di cui abbiamo notizia, alcune delle quali legate all’avventura dello scienziato Antonio Raimondi, esule della repubblica romana. Ma siamo già nell’800. Le orme di padre Bitti invece, si perdono nel vuoto.

 

Paolo Boldrini, Quel voto cambiò il mondo, Corriere Adriatico, 14 ottobre 2012