Churchill arrivò con la forza di Dio

 

Sembrano usciti da un film. L’irlandese generale Alexander ha l’aria svagata, calzoni corti due taglie in più, calzettoni bianchi; il premier inglese Winston Churchill avanza con la sua stazza potente, bastone bombetta e sigaro. La grande storia tocca la marca pesarese di Montemaggiore al Metauro. Salgono in paese per uno sguardo d’assieme sulle truppe schierate. Studiano i luoghi, le persone, le valli che affascineranno gli inglesi nel mito tardivo del Marcheshire.

E’ l’Agosto del 1944: c’è da guidare gli Alleati nello sfondamento della linea Gotica (uno sbarramento lungo 320 km che taglia in due l’Italia, da Pesaro a Spezia) contro il nemico di sempre, la Germania nazista di Hitler, l’incarnazione di una forza che pareva insuperabile.

Sir Winston non era solo uno statista inglese, era il campione della speranza europea, la tradizione e la cultura della vecchia Europa contro il distruttore dell’ordine esistente. Contro l’uomo che superava il maestro Mussolini nella sacralizzazione della politica, nella deriva militare del sentimento nazionale. Churchill cammina tra le macerie. È il 26 agosto. Montemaggiore ha vissuto quattro giorni terribili: gli opposti eserciti s’erano scontrati in lunghe battaglie sulle rive del Metauro. Cannoni implacabili. In paese muoiono Silvio Occhialini e il figlio Gian Marco di tre anni. Nino Finauri, di 19. Pasquina Minardi, 41 anni. Molti scappano nei paesi vicini e lontani: Monteporzio, Mondolfo, Orciano, San Lorenzo in Campo. Persino Corinaldo.

Sir Winston ha rischiato la vita nelle Marche. Probabile che senza l’intervento di un partigiano di Montemaggiore, Nello Iacchini, sarebbe finito sotto il fuoco di un cecchino tedesco. Lo racconta il Times di Londra nel 2004, sessant’anni dopo.

Il fronte Adriatico non poteva restare la cenerentola dell’offensiva militare europea. Gli Stati Uniti premono per una inversione di rotta, Roosevelt si preoccupa dei consensi degli italoamericani che votano e pesano. Un caccia americano bombarda Urbania, 250 morti appena fuori la chiesa. Una follia.

In mezzo ci sono le paure di un terreno incerto. Il “nemico alleato”, la Repubblica sociale, gli inglesi che non amano i partigiani, la loro formula K.i.d., Keep Italy Down, quel tenere sotto gli italiani che piace a molti polacchi per via dei “40 milioni di fascisti e 40 milioni di antifascisti” (come diceva il comandante della 5^ armata americana). Le bande partigiane, i 600 del Corpo Italiano di Liberazione, la brigata Maiella del leggendario Ettore Troilo, i polacchi del generale Anders: un’epopea grandiosa.

 

I tedeschi provano un ingegnoso sistema difensivo, basato sulla linea Gotica moltiplicata. Una presenza in tre linee: la rossa più avanzata all’altezza del torrente Arzilla, la verde piazzata sul Foglia, e la verde 2 come linea di riferimento, gia in territorio romagnolo: da Riccione a S.Clemente a Gemmano. Una terza linea di forte resistenza, ignota agli Alleati, che avrebbe dovuto resistere ad un cedimento parziale della linea centrale.

I tedeschi usano la tattica contro la soverchiante potenza alleata. Sul belvedere di Montemaggiore Churchill e Alexander guardano i loro eserciti sfondare la linea rossa tedesca. Un’offensiva potente che porta alle battaglie di Rimini, una manovra a tenaglia dall’Adriatico all’alto Tirreno. Una donna di Montemaggiore, che aveva ospitato a cena Churchill dirà che la notte successiva alla visita del premier le centinaia di cannoni che gli eserciti alleati avevano piazzato, “anche a poca distanza da casa nostra, incominciarono a sparare a fuoco continuo, per ore e ore, tanto che il cielo era diventato rosso fuoco”. Quattro giorni di cannoneggiamenti incessanti. Canadesi, inglesi, indiani e polacchi attaccano la linea Gotica 2.

A Coriano, solo pochi giorni dopo, a partire dal 1° settembre 1944, l’attacco definito “mostruoso” dai canadesi. Il colonnello tedesco Schaeffer parlò di fuoco martellante per 5 ore e un numero di granate superiore alle 100 mila.

Onda d’urto devastante: 700 cannoni sparano senza sosta, appoggiati da cannoneggiamenti dal mare e bombardamenti aerei. Torna alla memoria quello che aveva detto Churchill alla Camera dei comuni, nel lontano 1940: “Se chiedete quale sia la nostra politica risponderò: di muover guerra, per ter­ra, mare e aria, con tutto il nostro potere e con tutta la forza che Dio ci dà”. La superiorità di mezzi appare schiacciante. Inglesi, indiani, canadesi, neozelandesi, greci e persino nepalesi (micidiale avanzata dei piccoli orientali, il 9° reggimento motorizzato tedesco opposto a loro è ridicolizzato). I Fucilieri dei Carpazi tengono alto il nome della Polonia. Con loro gli abruzzesi della Brigata Maiella, poche chiacchiere e molti fatti: per i banditi della libertà il Keep Italy Down era superfluo.

 

Paolo Boldrini, Churchill arrivò con la forza di Dio, Corriere Adriatico