Le mani arcane del dottor Izat



Se una deriva c’è nella società italiana, è quella salutista. Abbiamo periferie solcate da impavidi trottatori, bancari bolsi in braghe di tela in mezzo al traffico, lungomare contesi nell’approccio atletico tra marchette e rotatorie, palestre mai sgombre da maniaci del fitness, corsi di yoga anche a colazione. E poi fortune editoriali, mediche e persino industriali, con una crescita costante di quelle macchine da tortura, cyclette futuribili, stepper, tapis roulant, pesi e contrappesi. Erano altri i tempi del quadro svedese e della pertica, la fune e due tiri a pallacanestro. Adesso è un’altra storia.

Anche il benessere psicofisico è confuso nella cafarnao di medicina alternativa, intrugli erbari, tantra e digitopressione, shiatzu e pranoterapie. Santoni che rimettono in piedi gente bollita. Leggende metropolitane.

Nel quadro rutilante di un’Italia sfiancata dalla crisi che replica il ’29, anziché Bakunin ci affidiamo a Floris, Pagnoncelli e Polverini dell’Ugl, sindacato da Chi l’ha visto.

L’importante è essere a posto, nervi saldi, profilo cattivo. E glutei scolpiti. Anche tesi. Pronti a ribadire un vecchio detto (magari un po’ volgare) sulle palestrate d’annata: de-dietro-liceo-davanti-museo.

A questo pensavo nell’ascoltare le mirabilie sulla terapia Shaneder, che invece dev’essere una cosa seria. La manipolazione osteoarticolare, le riattivazioni neuromuscolari, il lavoro sui fasci vascolo-nervosi e sulle strutture tendineo-legamentose. Il lavoro sui fasci lo fece un romagnolo nel primo dopoguerra, e gli rese pure bene, ma è un altro discorso. La miscela di formazione spirituale e azione pratica, un’arte medica che nasce nella valle di Shaneder, Alta Mesopotamia, il Kurdistan perduto, patria ideale di un popolo senza terra come i palestinesi dell’infinita lotta. Al seguito di amici senigalliesi che hanno provato con successo questa fisiatria alternativa abbiamo ascoltato Izat Mariwan curdo-marchigiano laureato nella dorica. Uno che pesa le parole. E racconta una storia che parte da Suljimani, Kurdistan iracheno, una fuga romanzesca in montagna nella neve del confine tra Iraq e Turchia. I fuggitivi sono giovani, studiosi, medici. Alla macchia li raggiunge la notizia dell’armistizio. E’ il momento dell’azione. Volano da Bagdad a Firenze. I seguaci del culto di Zarathustra arrivano in Italia. Ma come molti curdi che arrivano da noi, la meta è il nord Europa, Svezia, paesi scandinavi, ma soprattutto Germania e Inghilterra. Comunque lontano “da tutto ciò che sa di arabo e musulmano”. Spazia tra le discipline mediche il dottor Izat che parla felpato di antroposofia, corpo e mente. Lui invece è rimasto qui, tra il Conero e Senigallia, stregato dalle Marche, la terra del suo idolo giovanile Joyce Lussu Gioconda Salvadori, grande scrittrice figlia di Guglielmo, docente universitario e primo traduttore di Herbert Spencer, antifascista sempre inseguito dalle camicie nere, braccato fino all’esilio svizzero. Le Marche segno del destino. Torrenziale Joyce. Che visse tra Firenze, la Svizzera e Parigi ma la sua vera patria sono le Marche, la sua casa di San Tommaso, che fu dei genitori, nell’amata Fermo. Sposa Emilio Lussu, sardo indomito, autore di “Marcia su Roma e dintorni” e di “Teoria dell’insurrezione”. Joyce ebbe una vita rocambolesca come e forse di più di quella del marito. Nell’autunno del ’43 attraversa le linee tedesche e a piedi arriva fino a Benevento. Fu lei a trasmettere il primo messaggio radio al Cln del nord Italia ancora occupato dai nazifascisti. Nel 1961 organizza la fuga della moglie e del figlio del poeta turco Nazim Hikmet, mezzo-prigionieri e sottoposti a costante presidio poliziesco. Fu grazie al poeta che Joyce verrà a conoscenza della causa curda. Siamo negli anni sessanta, lei passa senza paura attraverso le maglie della burocrazia irachena e arriva nel Kurdistan degli eroi Jalal Talabani, i guerrieri peshmargà, il mollah rosso Mustafà Barzani, capo storico della resistenza curda in Iraq, poi diretta dal figlio Massud Barzani. Curdi ancora divisi tra Turchia, Iraq, Iran e Siria. Storia tragica, tra indipendenza e autonomia, passata anche attraverso le bombe chimiche di Saddam Hussein.

Dicevamo di Joyce Lussu. La riscoperta della storia degli altri, i lontani e i dimenticati. Le sibille e le streghe, “le tradizioni millenarie devastate dalla globalizzazione”. Pace, non violenza, integrazione. Un mondo che pare lontano, alterato dal sovrapporsi brutale di mercato e crisi mondiale.

Approcci diversi ne ritardano l’immagine. La provincia di Ancona segue da almeno un decennio la causa curda, ma la grande giostra sorvola su paesi, storie, uomini. Il Kurdistan è considerato oggi la porta d’ingresso per l’Iraq ed ha attirato negli ultimi anni la maggior parte degli investimenti di imprese straniere, grazie alle migliori condizioni rispetto al resto del paese: collegamenti, sicurezza, normativa sugli investimenti e settore bancario. Il capitale cerca nuove frontiere, crisi o crollo poco importa.

 

Paolo Boldrini, Le mani arcane del dottor Izat, Corriere Adriatico, 15 marzo 2009