Le Marche ai tempi di Giolitti.

"Questa regione montagnosa che guarda verso il mare è forse la più bella d’Italia", scrive il viaggiatore americano Dan Platt nel suo Wayfarers in Italy, pubblicato a New York nel 1903. Dan, avvocato ed esperto d’arte, si riferisce alle Marche viste in un viaggio in automobile, ammaliato dalla campagna tra Macerata e Loreto, perduto nella suggestione di un paesaggio unico. E’ l’immagine conclusiva affidata allo storico Marco Severini ("Oriundi, forestieri, viaggiatori") del pregevole volume Le Marche in età giolittiana (1900-1914) curato da Lidia Pupilli, giovane ricercatrice fermana.

Pupilli ci riporta alla Fermo d’inizio secolo: dalla prima corsa del treno Porto San Giorgio-Fermo-Amandola allo spiazzante esordio di Romolo Murri, sospeso a divinis e poi scomunicato da Pio X.

Il visitatore apostolico Nasalli Rocca ammonisce che "il socialismo arreca danni incalcolabili alle anime, perché diffonde ovunque l’indifferentismo religioso colle sue inevitabili conseguenze". Fermo è sotto accusa: "Raro è il paese della diocesi che possa dirsi immune dalla peste del socialismo". Il comprensorio è preso nella storica diatriba con Ascoli, nelle lotte politiche tra il conte Gaetano Falconi, ministeriale sostenitore dei governi Saracco, Zanardelli e Giolitti e gli emergenti Alceo Speranza di Grottammare e Romolo Murri da Monte San Pietrangeli. Le elezioni del 1909 consegnano la maggioranza all’Estrema e ai radicali. E’ il fermano che non ti aspetti: l’avvocato di Grottammare batte Falconi di soli 200 voti. Il seggio è suo. Speranza ha appena compiuto trentanni. E’ un outsider che viene dalla lontana propaggine meridionale del collegio e che a soli 25 anni era stato sindaco di Ripatransone.

Tra le righe di un libro che si legge come un romanzo emerge la personalità di Luigi Dari, potente uomo politico, riferimento sicuro della marca liberale di destra. Marchigiano acquisito (era nato a Nereto, provincia di Teramo, ma era cresciuto a Folignano), deputato per sei legislature, ministro di Grazia e Giustizia con il primo governo Salandra nel 1914, poi sottosegretario ai Lavori Pubblici (con Fortis e poi con Giolitti), era stato consigliere comunale (1899) e sindaco di Ancona tra il 1900 e il 1904, anno nel quale torna in Parlamento dopo un elezione plebiscitaria nel collegio di San Benedetto del Tronto.

Di Luigi Dari parla anche Gilberto Piccinini (università di Urbino) che ci consegna

un quadro delle forze politiche e istituzionali nel territorio tra Ancona e Jesi. Sfilano i repubblicani Bosdari e Barilari, il vescovo di Jesi Aurelio Zonghi, la netta vittoria della sinistra jesina nel 1900, con l’elezione di una giunta di repubblicani e socialisti.

E’ l’anno in cui nasce ad Ancona la prima Camera del lavoro della regione. Ne è ispiratore -scrive Massimo Papini, direttore dell’Istituto Storia Marche- il socialista emergente Alessandro Bocconi. Le istanze progressiste degli anarchici e repubblicani fabrianesi sono illustrate da Stefano Gatti, mentre Gilberto Volpini dà conto dell’entroterra pesarese con i combattivi Angelo Celli e Angelo Battelli. E poi il maceratese ancora dominato dai notabili (raccontato da Irene Manzi) seppure alcune spiccate individualità (Mugnoz, Cento e ancora Murri, analizzati da Roberta Sampaolesi) segnino una strada alternativa.

Severini torna sulla vicenda delle nove maestre di Senigallia che inoltrano domanda di inclusione nelle liste elettorali. La richiesta viene clamorosamente accolta dalla Commissione elettorale di Ancona e confermata dalla Corte di Appello presieduta dal massone Lodovico Mortara, teorico dell’autonomia e indipendenza del potere giudiziario e autore del manuale di procedura civile del 1877. Sono immagini in dissolvenza. Luci ed ombre di una regione che prova ad alzarsi.

Lidia Pupilli (a cura di) Le Marche in età giolittiana (1900-1914), Deputazione di storia patria per le Marche, Ancona, 2007, pp.170, euro 20

Paolo Boldrini, Le Marche ai tempi di Giolitti, Corriere Adriatico, 25 ottobre 2008