Virgilio iI figlio al seguito del Duce
 

Londra, Victoria Station, dicembre 1922. Non c’è Agata Christie nei paraggi, ma una bella signora italiana, elegante marchigiana molto charmant, che saluta il primo ministro Benito Mussolini, fresco della marcia su Roma. Due mesi prima il suo destino pareva segnato: a Milano il prefetto Lusignoli era pronto per l’ordine di arresto. Poi le cose andarono diversamente.

La signora si chiama Alicia De Fonseca Pallottelli. E’ di origine spagnola, ma a Fabriano i pochi anziani che si ricordano ancora di lei giurano che fosse inglese. Ha con se il figlio Virgilio, classe 1916. Tra i fumi foggy, il duce prende in braccio il bambino.

I cronisti si sa, sono curiosi e notano che Mussolini e la signora Pallottelli alloggiano nello stesso albergo, il Claridge. Curiosità fondata: quel bambino è figlio del Duce.

Ma chi era Alicia De Fonseca Pallottelli, detta Alice? E chi diventerà Virgilio, suo figlio?

"Snobbata dagli specialisti del filone donne del Duce" la signora fabrianese era una fascista totale, una sorta di Giovanna D’Arco del littorio, con una fama che fu più grande all’estero che in Italia. Lo scrive lo storico Gianni Scipione Rossi, giornalista di Rai Parlamento, che più di noi si è appassionato alla vicenda, sulla rivista "Storia in rete".
Negli anni che vanno del 1929 al 1935 Alicia fu quasi sempre all’estero, impegnata in attività di propaganda per il regime, assieme al figlio, tra Londra e l’America Latina, e negli Stati Uniti tra San Francisco, Chicago e New York.
Mistero su come la fabrianese abbia conosciuto Mussolini. La loro storia sarebbe iniziata poco prima dello scoppio della Grande guerra.
Lo storico Attilio Tamaro scrive un appunto nell’agosto del ’42: la Pallottelli è stata l’amante di Mussolini per nove anni, "durante il più splendido periodo della vita del Duce, non più giovane, ma bella e molto piacente, di carattere allegro e spiritosa". E’ "maritata ma di due figli avuti in quegli anni afferma che sono di lui".

Alicia era nata a Firenze. Origini inglesi o spagnole che fossero, la signora era bellissima. Lo dice lo storico Franco Bandini, autore nel 1969 della biografia "Claretta" (uscita per Longanesi). Proprio la Petacci accusa la fabrianese di aver ostentato due presunti figli del duce, come se lo avesse ricattato. Due figli: Duilio giornalista e Virgilio pilota. Il rapporto di Benito con Alicia, terminato proprio con l’irrompere di Claretta Petacci, sarebbe quindi durato non nove anni, come risulta a Tamaro, ma almeno venti. Insomma, scrive Gianni Scipione Rossi, i conti non tornano, ma se tornassero, due figli naturali del Duce lo avrebbero seguito fino alla vigilia della morte, il 26 aprile 1945. Virgilio Pallottelli seguì (secondo i biografi del Duce Pini e Susmel) la colonna Pavolini verso Menaggio. Sulla sua automobile viaggiava anche Elena Curti, figlia di Angela Curti Cucciati e di Benito. Virgilio, aitante militare, tenente pilota di Mussolini nei mesi della Repubblica Sociale, racconta a Bandini che il sospetto di essere il fratellastro di Elena lo trattenne dal farle delle avances. Storie d’amore che si perdono nella tragedia italiana di quei giorni.

Di più: nell’aprile 1945 Alice e Cesco Pallottelli, sfollati dalle Marche con l’avanzata degli Alleati, sarebbero stati notati a Lezzeno sul lago di Como. L’ex commissario aveva ceduto in fretta la bella dimora di Fabriano (poi finita nelle mani dell’abile commerciante Peppe Correrella) ed era scappato al Nord. Secondo Rossi, Alicia De Fonseca, forse in contatto con agenti inglesi, potrebbe aver avuto qualcosa a che fare con la morte di Mussolini a Giulino di Mezzegra. Ciò che sarebbe la svolta sugli ultimi giorni del Duce.

Il pilota di Mussolini non negava la possibilità di essere cotanto figlio, anzi ci scherzava su. Prima che nascesse, la madre fu in soccorso del Duce, quando questi si ammalò di ulcera. Alicia era contraria all’operazione e fece venire da Londra il famoso Aldo Castellani, luminare della batteriologia e della medicina tropicale, fiorentino come lei, elogiato nel dicembre 1917 dal British Medical Journal assieme al collega inglese Frank Taylor, batteriologo dell’Università di Londra. Il trattamento ebbe successo e il Duce guarì.

Quanto al marito "Cesco" Pallottelli (nato nel 1884 a Campodonico, frazione di Fabriano), si sa che aveva conosciuto la signora in Inghilterra, in uno dei tanti viaggi a seguito del pianista Vladimiro De Pachmann, un virtuoso del quale abbiamo già parlato su queste colonne, e del quale Pallottelli era impresario e amico. Personaggio anche lui perso nelle nebbie dell’Appennino, Pallottelli non era un fascista di punta. Non c’è particolare traccia del suo passato nella turbolenta vita del fascio fabrianese. Sbuca dopo l’8 settembre 1943 quale commissario prefettizio di Fabriano, città che amava guardare dall’alto della sua villa, sul rilievo di Civita, dove non aleggia più nemmeno il suo fantasma.

Paolo Boldrini, Virgilio iI figlio al seguito del Duce, Corriere Adriatico, 18 ottobre 2009