Il piombo dell’antifascismo

 

Il quinto fascicolo della nostra storia, domani in edicola con il Corriere Adriatico vi porterà nel vivo di un’Italia tempestosa e vitalissima, persa dentro una crisi imprevista, soprattutto dopo una vittoria così sofferta. La Grande guerra consegna all’Italia un avvenire incerto, in larga parte compromesso dalla pesante situazione economica. Soffia forte il vento della rivolta sociale, la guerra ha unito il Paese più della storia precedente, ha creato una consapevolezza dei limiti della vecchia Italia liberale. L’esordio politico dei popolari e dei socialisti è gestito male dai rispettivi partiti -soprattutto il socialista- che pure avevano brillato nelle elezioni del 1919. Non c’è alcuna risposta concreta alla crisi nè alle attese dei fanti tornati dalle trincee. Gente che riprende il lavoro nei campi, nelle fabbriche e nelle professioni in un crescendo di scontri e di caos politico. Nelle Marche la situazione è complicata da una imbarazzante arretratezza economica, da un notabilato liberale chiuso alle istanze di rinnovamento. Al mito della vittoria mutilata si somma la questione adriatica, con la reiterata tendenza al dominio di quel mare considerato la “quarta parete d’Italia”. Sono elementi che alterano i termini del confronto politico, caricandolo di significati che esulano dalla cruda realtà dei fatti. Le ansie e le aspettative dei combattenti e dei reduci sono colte dall’emergente movimento fascista, ch’è la vera novità uscita dalla guerra.

Il rispetto degli accordi garantiti dal patto di Londra, firmato da Sidney Sonnino, il ministro degli Esteri grande amico del direttore del giornale Vittorio Vettori, e la contemporanea annessione di Fiume (che il patto non prevedeva) danno la misura della pretenziosa politica diplomatica del governo italiano. Il giornale è uno dei punti di forza delle rivendicazioni adriatiche secondo un percorso che parte dall’antigiolittismo e arriva all’appoggio al movimento fascista in chiave antisocialista. Il delitto Matteotti chiarisce ogni dubbio sulla portata eversiva delle camicie nere. Per quanto tardiva, inizia una potente campagna antifascista del giornale che non basterà a salvarlo dall’ingresso del Pnf nella proprietà, prima con il leader maceratese Serafino Mazzolini, poi con la brillante penna dell’avvocato ascolano Alighiero Castelli, per finire col romano Ernesto Daquanno, un fedelissimo del duce, “camerata della lontana vigilia”. Fedeltà che i partigiani spezzeranno a colpi di mitraglia, sul bagnasciuga del lago di Como.

 

Paolo Boldrini, Il piombo dell’antifascismo, Corriere Adriatico, 14 ottobre 2010