La voce delle onde nella notte dei Mas

 

E’ una notte scura, quella del 9 giugno 1918. Due Mas (Mezzi Anti Sommergibile) partono da Ancona. Direzione Dalmazia, la “quarta parete d’Italia” come la immaginavano nella Dorica. Pattugliano le isole davanti a Zara, altra fissa dei combattenti marchigiani. La Grande guerra vive una fase interlocutoria. Una missione austriaca è data per imminente sulla costa adriatica.

I Mas virano a nord sull’Isola Lunga, passano Silba e Olib. Tornano appena indietro. E a largo di Premuda intercettano due delle quattro grandi navi da guerra austriache, le corazzate Szent Istvan e Tegethoff. E’ un attimo: il comandante Luigi Rizzo, siciliano di Milazzo, 32 anni, un passato recente nella Beffa di Buccari sul Mas 96 con Gabriele D’Annunzio, capisce che il suo momento è arrivato. Spara due siluri che affondano la Szent Istvan e danneggiano gravemente la Tegethoff. Sono navi da 151 metri armate da 12 cannoni 305 in quattro torri triple. La nave affonda, muoiono 83 marinai. Luigi Rizzo ha eluso le azioni dei dieci cacciatorpedinieri di scorta alle due corazzate del tipo <Viribus unitis>. E’ un trionfo. Ancona è in prima fila nei festeggiamenti alla Marina Militare. Il 14 giugno il comandante è accolto in città con cerimonie solenni. Il corteo dalla stazione a piazza Cavour è un tripudio di bandiere e di cori.

Quasi un secolo è passato. Ma la festa è ancora di oggi. E alla Marina Militare di Piano San Lazzaro, venerdì 11 giugno (a partire dalle ore 10,30) ricorderanno l’impresa gloriosa il comandante in capo del dipartimento militare marittimo dell’Adriatico, l’ammiraglio Mario Fumagalli e i suoi uomini.

Ancora una festa, 92 anni dopo la commozione di Luigi Rizzo in piazza Cavour, abbracciato dal giornalista senigalliese Rodolfo Gabani che tuona dal palco: “Noi fummo per primi bersaglio dell'iniquo pirata, noi sentiamo una grande e commossa gioia per la gesta gloriosa”. Nervo scoperto, quello adriatico, dopo le incursioni della marina austriaca, subito, nel maggio 1915 appena entrati nel conflitto mondiale, col bombardamento dal mare. “E noi di Ancona, che viviamo sul mare, ogni giorno ascoltiamo la voce delle onde che debbono recarci la vendetta del diritto secolarmente offeso”. La folla va in delirio. Il morale torna alle stelle. Era fiaccato dalle vicende della “Alfredo Cappellini”, nave della Regia Marina naufragata a largo di Marzocca nel novembre 1917 e l’infelice spiaggiarsi della “Faa di Bruno” che in trasferimento da Venezia ad Ancona si arena a cento metri da Marotta. Ci voleva Rizzo, con lui “s'è infiammata una grande aurora di passione”. Il siciliano aveva cominciato sulle navi mercantili. Con lo scoppio della guerra era entrato in Marina col grado di tenente di vascello. Dopo il siluramento della corazzata “Wien” a Trieste è promosso capitano di corvetta per meriti eccezionali. La Beffa di Buccari col poeta abruzzese lo consegna al mito.

Ad Ancona il sindaco Felici manda un telegramma al capo di stato maggiore della Marina, ammiraglio Thaon de Revel: “Immensa manifestazione di popolo acclamò oggi alla gloriosa Marina Italiana. Ed io sono orgoglioso di inviare al suo valoroso capo il saluto deferente di Ancona”.

La città si rialza. Era in lutto per la morte di Alberto Bocconi, figlio del deputato socialista Alessandro. Felici manda un telegramma all’onorevole “che piange nell'intimità della sua casa la morte del suo figlio Alberto, eroicamente caduto per la Patria”. Alberto Bocconi, sottotenente, muore a 23 anni il 30 giugno 1918 in un ospedale da campo dopo le ferite riportate al fronte.

L’impressione per l’attacco dei Mas è notevole. A Londra il “Daily Express” parla di “magnifico successo ottenuto dagli italiani”.

Con Rizzo si fa valere anche un marchigiano nella notte di Premuda, il falconarese Bruno Santarelli. Il 30 giugno la festa si ripete quindi a Falconara. Le onoranze sono tenute dall'avvocato Ernesto Spadolini: “Il concittadino marinaio guidato dal genio eroico di Luigi Rizzo vide per l'opera propria e per quella degli audaci compagni, ingoiata dal mare parte della flotta nemica presso l'isola di Premuda”.

Sono i giorni in cui emerge tutto il peso dell’intervento americano nel conflitto. Il 4 luglio 1918 i marchigiani leggono sul loro giornale: “Oltre un milione di soldati americani partecipa alla guerra della libertà”. Per l’impero austroungarico è l’inizio della fine.

 

Paolo Boldrini, La voce delle onde nella notte dei Mas, Corriere Adriatico, Domenica 6 giugno 2010