La fine di Italo Balbo

Tobruk, 28 giugno 1940: una squadriglia di caccia inglesi bombarda l’aeroporto militare. La contraerea italiana è colta di sorpresa. Incendio, fumo, devastazioni. Gli inglesi sembrano tornare, altri due aerei all’orizzonte. Stavolta la contraerea è pronta ma gli aerei sono italiani e su uno dei due SM79 colpiti c’è il  capo, Italo Balbo, forse l’unico fascista temuto anche da Mussolini. Cade, come si dice oggi, sotto il fuoco amico.

L’aviatore ferrarese, squadrista fegatoso, quadrumviro del fascismo, è il personaggio centrato dal decimo DVD sulla storia del fascismo, oggi in edicola con il Corriere Adriatico. Il DVD analizza i primi due anni del secondo conflitto mondiale (1939-1940). Nel ’39 l’Italia si tiene fuori, va alle guerre parallele in Albania e più tardi in Grecia: un palliativo politico e militare. Guerre che non placano le smanie emulatrici del duce e di Ciano. I due vedono i tedeschi sul tetto del mondo. Vogliono esserci pure loro: il mese successivo proprio il ministro degli esteri firma a Berlino il patto d’acciaio col suo omologo Von Ribbentrop. L’accordo impegna i contraenti ad intervenire automaticamente in un conflitto che veda coinvolto l’alleato. Non ci sono clausole limitative. E’ l’abbraccio definitivo alla follia nazista, il preludio all’imminente intervento italiano. Galeazzo Ciano fa il pilato, non è proprio convinto come non lo sono il re e i vertici militari, ma nessuno di questi avrà la forza di evitare l’entrata in guerra. Sul fronte politico interno, Pavolini sostituisce Dino Alfieri al ministero della cultura popolare mentre il pesarese Raffaello Riccardi subentra a Felice Guarneri nella guida del ministero degli scambi e valute (Montanelli scriverà che lo squadrista marchigiano era più che altro esperto di scambi di legnate).

Mussolini non vede l’abisso cui va incontro e parla di “qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo della pace”. Che la speranza di vincere la guerra senza combatterla sia pura utopia appare chiaro fin dall’inizio, quando Genova è bombardata da inglesi e francesi e l’offensiva militare italiana si ferma a Mentone, qualche chilometro dal confine di Ventimiglia. La stessa idea tedesca di una guerra veloce è frustrata dalla forza e dalla resistenza dell’aviazione inglese. Nell’estate del 1940 i tedeschi capiscono che non è aria e puntano le azioni di guerra verso oriente.

 

Paolo Boldrini, La fine di Italo Balbo, Corriere Adriatico, Dvd Raitrade, 10 novembre 2006