L’ultimo Duce

 

16 dicembre 1944, Milano, teatro Lirico: è l’ultimo discorso di Mussolini in pubblico. La sua parabola si è compiuta e il suo destino chiude la vicenda della repubblica sociale italiana. Quel simulacro di potere che Hitler gli aveva messo in mano ha la sua fine proprio a  Milano, il luogo dell’esordio fascista. Dagli inizi di piazza San Sepolcro alla terribile esposizione di piazzale Loreto c’è la storia controversa di un ventennio, la brutale ascesa e la macabra uscita di scena. Come ha scritto Gianni Oliva, i corpi all’ingiù di Mussolini, della Petacci e degli altri gerarchi irrisi e sputacchiati dalla folla volevano rappresentare il rovesciamento del fascismo e della sua storia. Un’immagine lugubre che rappresenta “nella forma più tragica la fine di una stagione tragica”. Parallela rispetto alla declinante vicenda della Rsi c’è la speculare crescita dell’Italia resistenziale, il riscatto morale di un popolo, ancorchè tardivo, aiutato da eserciti stranieri. Sono questi i temi conduttori dell’ultimo dvd sulla storia del fascismo (disponibile da oggi, edizioni RaiTrade) che il Corriere Adriatico ha portato in edicola in questi mesi. Il dibattito degli ultimi anni ha portato contributi importanti. E’ stata guerra resistenziale contro l’occupazione nazista o fu piuttosto guerra civile? Fu lotta vera di un popolo che ritrova coscienza e identità o solo il riverbero della guerra mondiale tra democrazia e fascismo nella terra che quel fascismo aveva generato? Le questioni sono ancora vive, i nodi non del tutto sciolti. Talune valutazioni paiono provocatorie. Lo storico Vivarelli si chiede se i tedeschi furono invasori o piuttosto erano legittimamente sul nostro territorio e lo difendevano. Le violenze del ’45 furono la necessaria risposta militare alle violenze nere o piuttosto pura rappresaglia, odio di classe? Forse ci aiutano le cifre: nell’ora della liberazione la massa dei combattenti venne stimata in oltre 200.000 unità. Le formazioni partigiane organizzate dai CLN impegnarono in maniera spesso decisiva le truppe naziste. Lo fecero attraverso una costante azione di guerriglia militare. Il tributo di sangue fu alto, quasi 70.000 morti. Sono cifre sempre contestate come quelle della rappresaglia del ’45 (o vendetta o resa dei conti, ognuno la chiami come vuole). Scelba parlò di 1.730 morti, i fascisti gli risposero che erano quasi 300.000. Stime più attendibili parlano di circa 10.000. Una disputa che non si è ancora risolta.

 

Paolo Boldrini, L’ultimo Duce, Corriere Adriatico, 1 dicembre 2006