Regime e compromessi

 

Esce oggi con il Corriere Adriatico il sesto dvd sulla storia del fascismo (“I compromessi del regime”) con la figura di Starace e il discorso del duce a Bolzano nell’agosto del ’35, seguito alla decisione del governo di finanziare ancora il deficit per far ripartire l’economia. Sul gerarca pugliese è eloquente la scritta comparsa sui muri di Bari dopo una sua visita: “Starace chi legge”. E’ l’uomo degli italiani in orbace, oggetto di barzellette, sempre appresso a Mussolini. Nato a Gallipoli, a sedici anni è già a Venezia dove studia da ragioniere. Agitato e agitatore politico, si trasferisce a Milano. Va militare nei bersaglieri ed è il tipico italiano che non si ritrova nei panni borghesi. La grande guerra è la sua occasione: ufficiale pluridecorato, è il perfetto esponente del reducismo. Non si ambienta tra i civili, l’elite dei ritornati trova il suo leader naturale. Ce l’ha coi sovversivi, i disfattisti, i socialisti. Incontra Mussolini a Milano, è la svolta della sua vita. Si trasferisce a Trento, diventa il ras del fascio locale. Nel ’22 è vicesegretario e comanda le camicie nere venete in marcia su Roma. Nel 1931 diventa segretario nazionale del PNF. E’ detto anche “il mastino della rivoluzione” ed è il gregario più vicino al duce. La fedeltà al capo è assoluta, lui è aggressivo, polemico, arrogante ma sa anche essere pompiere al momento giusto, quando c’è da calmare gli scattosi del movimento. Impomatato, ciarliero e ginnasta, s’inventa lo stile di vita fascista: è una cascata di austerità, frugalità, disciplina, la trasposizione pratica e caricaturale del futurismo marinettiano. Un vero gerarca teatrale. Nel ‘35 l’Italia di faccetta nera va all’attacco dell’Abbissinia. Altra propaganda, Macallè e Agulà, inglesi irrisi, consenso a mille. Stimolate tutte le corde, scenografia perfetta. Poi le sanzioni, l’Italietta autarchica è sola contro le plutodemocrazie e vara il mito dell’autosufficienza. Il regime rincula, c’è l’orgoglio, la fede nella patria, la mitizzazione del duce. Potrebbe anche funzionare l’Italia povera e pugnace. Nonostante la pessima situazione economica, la psicologia sociale costruita con tecniche di pura esaltazione fa tenere il regime. Il consenso c’è. E tale resterebbe se non fosse per le manie cesariste che seguiranno: un florilegio di miti e riti del duce padreterno, le fissazioni cesariste su impero, legioni, scipioni, centurioni. Un regime pubblicitario, fatto di slogan sui muri.

 

Paolo Boldrini, Regime e compromessi, Corriere Adriatico. 13 ottobre 2006.