Fogli e giornali intorno all’Unità
 

La modesta diffusione della stampa nell’entroterra marchigiano è il riflesso della generale arretratezza del sistema economico locale. La popolazione è per tre quarti analfabeta, la politica interessa poco e la gestione dei poteri è nelle mani di notabili affatto interessati ad allargare l’ambito della rappresentanza. All’indomani del processo unitario il ruolo dei giornali, pure fondamentale, ha dunque bisogno di trovare un adeguato sviluppo.

“Il giornalismo è il sole che dirada le nebbie dell’ignoranza, che svolge e matura i grandi sistemi della civilizzazione; è la luce che scopre e addita i bisogni della società, la forza che spinge i governi a provvedervi, la spada che uccide la tirannide, il faro che guida pel vasto oceano della politica, dell’economia pubblica, della scienza, dell’arte”. Così il Lombardo del 25 marzo 1848, nello spiegare la pretesa funzione, a pochi giorni dalle Cinque giornate. (1)

Nelle Marche la situazione è statica. Quel sole non è ancora sorto. Ma non è una caratteristica solo regionale: gli anni che precedono l’Unità vedono languire il mercato giornalistico italiano, che resta poca cosa, almeno rispetto alla situazione esistente negli altri paesi europei, a cominciare dall’Inghilterra, dove la diffusione di importanti quotidiani segna il forte consolidamento di influenti imprese editoriali e per finire alla Francia cui si deve il record di vendite di un quotidiano, il Petit Journal di Parigi, che arriva a superare le 300 mila copie a metà degli anni ’60, una tiratura che in Italia sarà raggiunta dal Corriere della Sera (fondato nel 1876) solo cinquant’anni dopo.

 

Nella stentata genesi del giornalismo italiano vanno comunque segnalati sul finire degli anni ’40 alcuni fogli che acquistano una certa importanza e che daranno una qualche impronta all’ondata insurrezionale del 1848-49. In primis il Politecnico fondato da Carlo Cattaneo nel 1839 come “Repertorio mensile di studi applicati alla prosperità e coltura sociale” (2). Un giornale neo-illuminista che tentava una sintesi tra la cultura filosofico-storico-letteraria e tecnico-scientifica.

Dice Cattaneo: “Io sono giornalista; il che vuol dire uomo che sta lì al giorno al giorno. Le cose della settimana scorsa per me sono cose morte, stramorte, antiche come le mummie”. Un paradosso con un fondo di verità, come notava Galante Garrone (3).

Il maggior quotidiano italiano di quegli anni è il piemontese la Gazzetta del popolo, diffuso in 25 mila copie. La Gazzetta, fondata nel 1848 da Felice Govean e dall’estroso Giovan Battista Bottero (che la dirige con guida sicura), farà diecimila abbonati in pochi anni.

Torino è l’unica piazza degna di nota: all’indomani dell’Unità escono addirittura 13 quotidiani, guidati in diffusione appunto dalla Gazzetta del popolo e da l’Opinione, entrambi sostenitori di Cavour e anticlericali. In verità una fioritura di fogli periodici si ha pure a sud, in specie a Napoli e Palermo ma si tratta di una produzione in gran parte modesta, seppure copiosa: solo nel capoluogo siciliano ne escono ben 140.

A Firenze c’è La Patria, fondato da Bettino Ricasoli (che guarda al “movimento rapidissimo delle idee e degli interessi”) e La Nazione, mentre poco significativa è la stampa nello Stato pontificio. Roma è presente con una quindicina di fogli, alcuni ben strutturati -fra i quali Il Tribuno e L’Italia del popolo- ma gli altri sono di livello tutt’altro che eccelso. Nella capitale escono però i due giornali satirici più interessanti: Il Cassandrino, foglio popolaresco fatto da alcuni sacerdoti, e l’anticlericale Don Pirlone, un quotidiano di “caricature politiche” promosso dal liberale Epoca.

I cattolici tengono a fatica il mercato giornalistico con Civiltà cattolica (che esce dal 1850), con Il Giornale degli operai (foglio conservatore torinese che poi diventa Lo smascheratore) e col più quotato L’Armonia della religione con la civiltà. Dagli esordi come trisettimanale diventa quotidiano dal 1856. (segue)…

  1.  P. Murialdi, Storia del giornalismo italiano, Il Mulino, Bologna 1996

  2. A. Galante Garrone, I giornali della Restaurazione, in V. Castronovo, N. Tranfaglia (a cura di) La stampa italiana del Risorgimento, Laterza, Roma-Bari 1979
  3. Ibidem

Paolo Boldrini “Fogli e giornali intorno all’Unità”, in “Libertà e Proprietà. Jesi e l’area esino-misena intorno all’Unità”, Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, 2011