Vittorio Vettori e “L’Ordine” Corriere delle Marche

"...mentre il direttore segue a Livorno il congresso socialista del gennaio 1921, sul giornale appare un articolo firmato da Gilberto Terni (un redattore che si era occupato fino allora di problemi economico-giuridici) di chiaro appoggio al fascismo. Ci sono lodi e persino il consiglio di "allargare l'azione a favore della patria" e un appello alla "lotta contro le debolezze del governo e dei rappresentanti alla Camera dei partiti costituzionali" (19). Il direttore è ancora cauto e non commenta, quattro giorni dopo, neanche il tragico assalto alla Camera del lavoro di Bologna. Il comportamento di Vettori è di superiore distacco verso le violenze di piazza, ma la simpatia per il fascismo inizia a trasparire in maniera evidente dalle colonne del giornale.

E' ancora un fondo di Gilberto Terni a chiarirne la posizione: "Sarà domani colle energie del fascismo che si potrà uscire dal marasma odierno ed imporre al governo l'attuazione del programma restauratore tante volte promesso" (20).

Vettori scende in campo nel mese successivo dopo che lo sciopero generale aveva provocato gravi disordini a Firenze (50 feriti e più di 500 arresti): "La funzione politica di questa violenza è stata frustrata dall'opera e dall'energico intervento del governo, e aggiungiamo noi, anche dall'azione animosa dei fascisti, i quali hanno cooperato con grande successo al ristabilimento dell'ordine pubblico" (21).

Le elezioni del maggio 1921 vedono prevalere, nelle Marche, il partito popolare con quasi 53 mila voti di lista. Subito a ruota il Blocco nazionale con 49.757 voti. Ai due partiti maggiori vanno cinque seggi ciascuno, quattro ai socialisti, uno ai comunisti e ai repubblicani, e uno alla lista dei liberali dissidenti, fieramente avversati da Vettori e capeggiata da quel Giambattista Miliani, industriale fabrianese della carta ed ex ministro dell'Agricoltura, ch'era stato il leader dei liberali marchigiani. Il più votato nella lista dei Blocchi è il fascistissimo Silvio Gai. Su questo successo, sul ruolo della Mundus nella campagna elettorale (22) e sulla sua seconda mancata elezione (Vettori, candidato nella lista dei Blocchi, è solo undicesimo con 7.827 voti di preferenza, preceduto nettamente dall'ex nazionalista Serafino Mazzolini, suo redattore-capo, riuscito primo dei non eletti con oltre 11 mila voti), il direttore glissa, soddisfatto del ridimensionamento dei socialisti e di una possibile pacificazione interna.

Il successo di Gai dimostra in realtà la crescita del fascismo marchigiano, che si trasforma rapidamente in una forza capace di permeare la realtà sociale. Una forza che in questo processo di trasformazione è sostenuta politicamente da ampi settori dell'imprenditoria, in special modo agraria. Abbandonato il velleitarismo legato alle fantasie dannunziane, il fascismo marchigiano opera una saldatura tra la borghesia nazionalista e la borghesia agraria dell'interno, attrae intorno alle ragioni restauratrici la destra popolare, gli ex combattenti e una parte cospicua dei repubblicani anconetani.

Le posizioni tra nazionalisti, fascisti e liberali di destra diventano via via più fluide e l'organizzazione fascista finisce con l'aggregare una destra liberale favorevolmente impressionata dalla capacità di risposta militare alle violenze di quei giorni. E' in questo quadro che matura uno spostamento più marcato del giornale verso il fascismo-movimento: tra la fine del 1921 e gli inizi del 1922 si prepara una strategia di massima attenzione. Ad un iniziale cauto approccio seguirà un appoggio incondizionato. Tra i tanti motivi che hanno spinto Vettori verso la politica mussoliniana, ne va annoverato uno di carattere familiare e forse determinante (segue)...

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19 - G.Terni, Per una evoluzione del fascismo, L'Ordine-Corriere delle Marche, 17 gennaio 1920

20 - G.Terni, L'impulso necessario, L'Ordine-Corriere delle Marche, 10 febbraio 1921

21 - V.Vettori, La sconfitta dei comunisti, L'Ordine-Corriere delle Marche, 3 marzo 1921

22 - sulla Mundus e sulle transazioni attraversa di essa, cfr E.Gentile, Storia del partito fascista 1919-1922. Movimento e milizia, cit., p.118 e sgg.

 
Paolo Boldrini, Vittorio Vettori e L'Ordine-Corriere delle Marche, in Storia e Problemi Contemporanei, n.13, Bologna 1994