L’altra guerra. Le memorie di Kruger Berti, l’eccidio della Val Musone

 

Patrizia Rosini, Gian Luca Tesei, “L’altra guerra. Le memorie di Kruger Berti, l’eccidio della Val Musone”, Affinità elettive, Ancona 2011, pp. 128, euro 15

Può un gruppo di sbandati con l’alibi del momento storico aver scatenato l’ira nazista e causato gli eccidi di Staffolo, Cingoli, Apiro e Filottrano? No, non può, perché la tesi non regge all’enormità dei fatti che hanno insanguinato la Valle del Musone, nella tremenda estate del 1944.

Il dipanarsi delle situazioni è raccontato con abilità dagli staffolani Patrizia Rosini e Gian Luca Tesei che rileggono e risistemano nel quadro storico il diario del commissario prefettizio, lo jesino Kruger Berti.

Il commissario è un commerciante sfollato dalla città di Federico II. Entra in scena in quel tempo di tutti e nessuno che si apre dopo l’8 settembre 1943. Sei mesi dopo viene tirato per la giacca dai resistenti del luogo e costretto ad accettare l’incarico. Ha l’appoggio del generale Tiraboschi, comandante partigiano, del prefetto Lusignoli, e si guadagna presto quello della popolazione. Cerca di mediare gli opposti interessi, tacita le pulsioni, guadagna consensi perfino nella vicina San Paolo, nemica storica degli staffolani. Lì gli regalano fiori. Il medico del posto lo invita a prenderli, “perché è la prima volta che un sindaco di Staffolo riparte da qui con un mazzo di fiori; le altre volte furono sassate”.

Dunque la banda Alvaro, che gli stessi partigiani prendono con le molle, attacca il 16 aprile 1944 un automezzo tedesco e uccide due militari. La rappresaglia nazista fa strage prima ad Apiro (29 giugno) poi nel pomeriggio a Staffolo, in serata a Cingoli, quindi a Filottrano all’alba del giorno successivo. Violenza gratuita, notano gli autori, tale era la lontananza della rappresaglia dai gesti della banda di Alvaro Litargini. Si tratta dunque di azioni preordinate, in una logica complessiva che va dal rastrellamento di Tolentino (25 giugno) fino ai fatti di Filottrano. A Staffolo ne emerge la prova: dopo la strage, i tedeschi consegnano al commissario Berti un manifesto-monito per la popolazione, con l’intestazione di Filottrano. Berti segnala l’errore, e loro presentano subito quello per Staffolo. Avevano i manifesti già pronti. (p.bold)