Una guida al Risorgimento jesino

 

Lorenzo Verdolini, Jesi dal papa al re, Edizioni Gei, pp.182, sp

 

Stavano coi frati e zappavano l’orto. Altro che grande tensione unitaria: le campagne vallesine erano in tutt’altre faccende affaccendate. Nel triangolo Morro d’Alba-Belvedere Ostrense-Ostra il numero dei votanti per l’annessione al costruendo Regno d’Italia (già basso di suo) rilevò nel novembre 1860 percentuali imbarazzanti. Il 22% a Ostra (351 su 1854 iscritti al voto, figuriamoci gli altri), uno stentato 8% a Morro (48 su 600), e un misero 5,4% a Belvedere (34 su 634). Sono dati che emergono dal nuovo libro dello storico jesino Lorenzo Verdolini, “Jesi dal papa al re”. La transizione dallo stato pontificio al regno d’Italia è ripercorsa con brillantezza e ampio contributo documentale in questo libro che ci porta al centro di vicende fondamentali della nostra storia contemporanea. A differenza del contado, le accoglienze jesine all’esercito italiano furono evidenti. Ai piemontesi fu concesso palazzo Balleani, con vista su piazza del Duomo. Questi ricambiarono la simpatia, tenendo però sotto controllo gli animi più repubblicani, considerati pericolosi. La popolazione era impressionata dalla potenza dei mezzi militari e dalla consistenza dei carri al seguito: “una cosa straordinaria che porta tutto sino alla farina che ci fa il pane da loro con il loro forno”, ammetterà uno sgrammaticato papalino. La percentuale di jesini al Plebiscito fu del 70%: dei 4.845 iscritti al voto, parteciparono in 3.361 (solo in 26 votarono contro), sfiorando i più consistenti tricolori di Corinaldo (77,4%), e del capoluogo Ancona (76,7%).

L’autore illustra il passaggio epocale fortemente voluto a Jesi da alcuni patrioti, fra i quali il marchese Colocci, l’architetto Angelucci, il garibaldino Colini.

Jesi come le Marche, importanti punti di svolta nel processo unitario. Per superare la pericolosità della situazione politica (il cammino di Garibaldi verso Roma costituiva un problema diplomatico, data la protezione francese sulla capitale), Cavour sposta il raggio d’azione qui nelle Marche, decisive nel cambio di strategia. Scrive il conte all’ammiraglio Pellion di Persano: “Non è più a Napoli che possiamo acquistare la forza morale necessaria per dominare la rivoluzione; è ad Ancona”.

 

Paolo Boldrini, Una guida al Risorgimento jesino, Corriere Adriatico, 28 gennaio 2012