Giovanni Conti, un politico singolare

 

"Giovanni Conti e la memoria repubblicana" (autori vari) a cura di Giovanna Giubbini, ed. Affinità Elettive, Ancona, 2007, 15 euro

Attraverso la singolare figura di Giovanni Conti, repubblicano marchigiano che fu tra i politici più acuti del suo tempo (1882-1957) è possibile ripercorrere i tratti salienti della prima metà del novecento italiano.

Dalla natia Montegranaro, Conti era approdato alla politica romana, prima direttore de La Voce Repubblicana e più tardi deputato nella fase critica della fragile democrazia italiana. Durante il ventennio è un sorvegliato speciale, seguito dall’Ovra.

Avvocato di fama, sarà poi vicepresidente dell’Assemblea Costituente di un’Italia repubblicana e libera dal fascismo.

Questo saggio a più voci (Massimo Papini, Marco Severini, Linda Giuva -moglie di Massimo D’Alema- Roberto Balzani, Luca Guazzati) consente di cogliere i tratti distintivi dell’uomo e del politico.

Il periodo cruciale è quello che va dal primo dopoguerra all’avvento del fascismo. Conti era stato interventista, poi ufficiale di artiglieria nella Grande guerra. Come altri reduci di estrazione repubblicana non è ostile al Mussolini del ’19. Ma non plaude all’iniziativa di D’Annunzio a Fiume, (come invece fanno molti dei suoi, piegando a destra). Egli sente la sirena del blocco d’ordine antibolscevico in chiave profondamente democratica, posizione che però, nei fatti, nulla toglierà al progetto eversivo dei fasci. La situazione è chiara dal 1921, quando il fascismo getta la maschera. Ma è già troppo tardi.

Paolo Boldrini, Giovanni Conti, un politico singolare, Corriere Adriatico, 29 marzo 2008