La morte di Berlinguer e il lento declino del Pci

 

C’era una volta il Pci. Storia della federazione anconetana (1944-1991), a cura di Massimo Papini, Affinità elettive, pp. 416, euro 28

 

Solo il passato di un’illusione, tanto per scomodare Francois Furet? No, molto di più. Nella storia della Federazione anconetana del Pci c’è la tensione di un epoca che ci sembra lontana e che invece ha caratterizzato molto del nostro tempo. Un punto fermo, nel bene e nel male: dal contributo emerso nella costituzione ciellenista fino alle conquiste in materia di lavoro. La disamina curata con efficacia da Massimo Papini, direttore dell’Istituto Storia Marche, parte dal 1944 e attraversa le quindici segreterie politiche. Ben delineata è la tempra di un partito che ha il suo picco di iscritti nel 1948 (17.603, a livello nazionale sono ben 2.115.23). Erano ancora 14.444 nel 1956 (2.035.353 in Italia). Un vero partito di massa.

Il libro racconta il declino che lentamente incede dopo la morte del leader Enrico Berlinguer. Scrivono Roberto Lucioli e Simone Massacesi che “quello del Pci è un declino soprattutto sociale” quando “segna la fine della sua egemonia nelle regioni del nord e nei grandi centri industriali, ma anche generazionale, che, dopo il trauma del 1977, ha portato a un calo dei voti e di iscrizioni fra i giovani”. Dunque un processo di invecchiamento, l’isolamento istituzionale che ne segue, le divisioni interne, il “pericoloso offuscamento dei caratteri costitutivi del Pci”. La perdita di centralità dei temi del lavoro. Il cambio di passo lessicale: da “lavoratori, trasformazione e giustizia” a “cittadini, riorganizzazione ed efficienza”, poi la rivoluzione copernicana con l’entrata in scena di Occhetto. Sembra un punto di svolta, è vero il contrario. La balena rossa rimane spiaggiata. Il partito comunista arriva indebolito alla novità delle economie rampanti dell’est e del sud del mondo. L’esordio dei nuovi soggetti economici ripropone con forza le questioni irrisolte che spostano il confronto politico sul terreno della nuova forma di conflitto fra capitale e lavoro. Il progetto del Pci scolora nelle continue mutazioni delle realtà economiche. La società corre, anche quella marchigiana, mentre il partito si immola nella fase che porta alla crisi della prima repubblica.

Arriva la triste fine alla Fiera della pesca, l’atto conclusivo al congresso provinciale numero 22.

 

Paolo Boldrini, La morte di Berlinguer e il lento declino del Pci, Corriere Adriatico, 18 febbraio 2012