La maestra accusata di fare la spia.

Per una maestra di San Ginesio l’insegnare a Croce diventa una croce per la vita. Il 21 dicembre 1943 lei se ne va da Croce, frazione di Caldarola, lascia per sempre quella scuola e quel luogo, torna a Macerata (dove il Provveditore la manda a riordinare la biblioteca della Casa del fascio) per poi partire verso il nord, insieme al "solito colpo di testa" che la porta prima a Forlì, poi a Mantova e Brescia.

Il 22 marzo 1944 si consuma l’eccidio di 31 giovani partigiani, a Montalto di Cessapalombo, uno dei giorni più duri della storia della Resistenza marchigiana. La Camacci viene confusa con un’altra maestra (che viene accusata sulla base del diario di Audio Carassai, uno dei fucilati a Montalto). Le accuse non saranno mai circostanziate e alla fine cadranno. Ma lei è un capro espiatorio perfetto. E’ la spia designata. Protesta invano la sua innocenza quando, a guerra finita, ritorna a Macerata e le madri dei caduti la vogliono linciare. "Quando cadi in disgrazia, la disgrazia ti uccide", scrive. Il suo è un percorso umano di grandezze e miserie, una vita-vortice che la porta dall’adesione al fascismo alla confusa aggregazione ai partigiani lombardi, cui arriva per il tramite di un amore disperato. I ritmi del rientro e della conversione (leggerà alle compagne il vangelo delle beatitudini, nel carcere di Fermo) sorprendono. Ci sono gli ingredienti giusti per un grande romanzo. La memoria della campagna marchigiana. La vita contadina. La fierezza che porta allo sbando. Il sesso, l’amore, il tempo e la storia. Un libro attraversato da una potenza tragica. E a tratti bellissimo.

Paolo Boldrini, La maestra accusata di fare la spia, Corriere Adriatico, 9 maggio 2009