La maledizione di Maralto in un thriller d’autore



 

Giuseppe Bonura, La congiura di Maralto, Aragno, 2002, euro 15

Leopardi e Recanati tra le righe. Le colline marchigiane che guardano il mare. Un’ambientazione ottocentesca che fa da sfondo ad un thriller avvincente. Sono questi gli ingredienti del nuovo romanzo, appena uscito per l’editore Aragno, del fanese Giuseppe Bonura, scrittore di grande talento, già noto al grande pubblico (il suo romanzo precedente, Le notti del cardinale, è stato finalista nel ’98 al premio Grinzane Cavour). Romanzo storico che usa la storia senza ossequiarla, La congiura di Maralto narra le vicende di un paese perseguitato da una potente maledizione. Siamo al tempo delle guerre d’indipendenza, in una immaginaria Maralto la cui essenza marchigiana emerge dalla descrizione dei luoghi, in un crescendo di allegorie e astrazioni, coi morti a condividere coi vivi una condizione di impotenza, di incapacità ad arginare o almeno capire la gratuità del dolore. Morti e vivi che si parlano, comunque soli nella morsa della maledizione, fino a sfidare Dio in una disfida collettiva e surreale. Negli intrighi a corte, nel palazzo del conte Piccardo, nel patriottismo di maniera, tutto il male è degrado morale. Ma la sofferenza della vita è qui ricondotta alla logica del poeta di Recanati. Una sofferenza raccontata con rara forma lirica e per questo sublimata a “nobili fatti”: la forza del racconto è dunque in grado di garantire una speranza che liberi e, forse, una risposta di vita.

 

Paolo Boldrini, La maledizione di Maralto in un thriller d’autore, Corriere Adriatico, 3 novembre 2002